50 anni di Reumatologia al Gaetano Pini Conosciamo il passato per preparare il miglior futuro al paziente reumatico

 

Il 30 novembre, in occasione dei 50 anni di Reumatologia al Gaetano Pini, è programmato un evento dedicato a pazienti e professionisti del settore, per approfondire e prospettare interventi futuri mirati alla miglior qualità di vita per il paziente reumatico.

Questo è il link del programma: 50 anni di Reumatologia al G.Pini 

I posti sono limitati ed è opportuno registrarsi tempestivamente online come indicato alla fine del programma su www.asst-pini-cto.it  oppure al link https://it.surveymonkey.com/r/50annireuma.

E’ stata promossa una raccolta di testimonianze di pazienti, volontari, medici, che possa illustrare gli aspetti organizzativi, medico-sociali e umani vissuti dai protagonisti.

Alcuni testi selezionati verranno letti durante il convegno per il Cinquantennale e gli Autori riceveranno una medaglia di riconoscimento.

Vi aspettiamo numerosi!

DISABILITA’: il Parlamento Europeo approva l’Atto sull’accessibilità.

21 Settembre 2017

Il Parlamento Europeo ha approvato in prima lettura ed a larga maggioranza la stesura dell’AEA, l’Atto Europeo sull’accessibilità.
Il testo, che verrà discusso con il Consiglio una volta che gli Stati membri abbiano espresso la propria posizione, vuole costituire la base per un miglioramento delle condizioni di vita di circa 80 milioni di persone diversamente abili che attualmente vivono in Unione Europea, rendendo i prodotti e servizi, a partire da quelli fondamentali come telefoni, biglietterie e servizi bancari, più accessibili ai disabili.
I requisiti sull’accessibilità dovrebbero, inoltre, applicarsi anche ai luoghi pubblici dove un servizio è offerto, come le stazioni ferroviarie.

Consigli per usare correttamente i farmaci d’estate con l’augurio di BUONE VACANZE!

L’Aifa stila una lista di consigli per usare correttamente i farmaci in estate, evitando di incorrere in effetti indesiderati.

Le alte temperature, le escursioni termiche, l’umidità e i raggi ultravioletti sono nemici dei farmaci in estate.

Possono insorgere non solo alterazioni nella composizione o nell’aspetto dei medicinali, ma anche effetti collaterali dovuti a una cattiva conservazione o reazioni allergiche provocate dalla reazione tra i farmaci e il caldo.

In primis bisogna evitare l’esposizione diretta del medicinale a fonti di calore o alla luce solare. Munirsi di appositi contenitori per la corretta conservazione dei farmaci in estate e preferire le composizioni solide, quando non subentrino specifiche controindicazioni come la difficoltà nella deglutizione, perché i liquidi subiscono di più i sbalzi termici e l’umidità.

Bisogna poi considerare che l’assunzione di alcuni farmaci in estate può provocare delle reazioni da fotosensibilizzazione ossia dermatiti eczemi e rush cutanei. Tra i farmaci più soggetti a questo tipo di reazione troviamo gli antibiotici, sulfamidici, i contraccettivi orali come la pillola, gli antistaminici e gli antinfiammatori non steroidei. Va poi controllata la compatibilità con l’esposizione al sole di tutti i medicinali in forma di crema o gel. Attenzione anche all’uso di prodotti anti-puntura di insetti o contro le allergie cutanee a base di ketoprofene, prima di esporsi al sole è bene lavare accuratamente la parte interessata per evitare l’insorgenza di macchie, forme di dermatiti da contatto come lesioni polimorfe e eczematose. Bisogna infine fare attenzione anche gli spray. Le alte temperature e l’esposizione diretta al sole vanno evitate perché i contenitori di metallo si surriscaldano facilmente, è bene quindi conservarli in un luogo areato o all’ombra.

L’esposizione al caldo può inoltre determinare degli effetti sulle terapie farmacologiche, sia per un’alterazione dei medicinali stessi sia per un’alterazione delle nostre caratteristiche biologiche. Il caldo favorisce nei medicinali la tossicità e può ridurne l’efficacia. Le alte temperature provocano invece al nostro organismo disidratazione e cambiamenti nella distribuzione del sangue che possono determinare un diverso assorbimento e secrezione dei farmaci, invalidando o alterando la terapia farmacologica.

L’agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha stilato una serie di consigli per conservare e trasportare al meglio i medicinali senza incorrere in spiacevoli conseguenze e rovinarci le tanto attese ferie.

Come conservare i farmaci in estate?
I farmaci in estate, come in ogni altra stagione, vanno conservati a una temperatura inferiore ai 25°C. Se i medicinali vengono esposti per più di due giorni a temperature superiori si invalida la loro data di scadenza.

Alcuni farmaci di emergenza hanno una specifica temperatura di conservazione, indicata sul foglietto illustrativo, che è molto importante rispettare per mantenere l’efficacia del medicinale. Prestare particolari attenzione a farmaci delicati come antibiotici, farmaci adrenergici, all’insulina, agli analgesici e ai sedativi. Attenzione alle alterazioni in antibiotici o nell’aspirina perché potrebbero causare danni ai reni o allo stomaco. Tenere sotto controllo poi la temperatura dei farmaci per il diabete, le malattie cardiache, gli antiepilettici e anticoagulanti. Un’alterazione di una dose di questi farmaci fondamentali per la vita, può essere rischiosa.

Farmaci in estate: gli accorgimenti da usare in viaggio.
Quando si viaggia è bene non sballare i medicinali evitando di perdere il foglietto illustrativo con le indicazioni terapeutiche e la data di scadenza. I medicinali vanno conservati in un contenitore termico, evitando di metterli nelle valigie risposte nel bagagliaio che tende a surriscaldarsi eccessivamente danneggiando l’integrità dei medicinali. Attenzione ai farmaci a base di insulina: vanno sempre conservati in contenitori termini che li mantengano alla giusta temperatura evitando di alterarne i principi.

Gli effetti avversi dei farmaci in estate.
Nonostante gli accorgimenti nella conservazione e nel trasporto, i farmaci in estate possono provocare degli effetti indesiderati. Possono causare sudorazione o vasodiladazione e aggravare le patologie da calore. Avvisare il medico in caso si verifichino inaspettati effetti collaterali e non assumere medicinali che presentino alterazione nella forma, nel colore o nell’odore.

 

XV Congresso del Gruppo di Studio di Reumatologia Pediatrica

Durante il XV congresso del Gruppo di Studio di Reumatologia Pediatrica sono state affrontate le ultime novità e le tematiche di maggior interesse scientifico in ambito reumatologico pediatrico. Alcune di queste sono di seguito riportate.

  • E’ stato dato notevole rilievo alla “Transitional Care” cioè a come pianificare il passaggio di adolescenti e giovani adulti con patologie croniche, da un sistema di cura focalizzato sul bambino a uno orientato sull’adulto. Molti bambini e adolescenti con malattie reumatiche hanno, infatti, una malattia cronica o che necessita di un trattamento anche in età adulta. Tutti i pazienti giovani adulti idealmente dovrebbero essere seguiti dal reumatologo pediatra e dal reumatologo dell’adulto in un contesto di “Transitional Care”.
  • E’ stato ribadito il ruolo importante dell’ecografia muscolo scheletrica nella pratica clinica, ma la valutazione delle immagini ecografiche nel bambino è difficile perché alcuni reperti normali (come l’ipervascolarizzazione delle cartilagini d’accrescimento) possono essere mal interpretati come patologici. L’accrescimento dello scheletro e le sue modificazioni strutturali sono responsabili delle variazioni delle immagini ecografiche nelle diverse età del bambino. Da poco si è stabilito quali sono le immagini ecografiche normali e quale deve essere la metodica ecografica corretta nei soggetti in età pediatrica. Tutto ciò è indispensabile per poter poi valutare ciò che è “patologico“ (presenza di artrite attiva o dei suoi esiti). Nei bambini con malattia inattiva (ovvero asintomatica e non obbiettivabile dal medico) l’ecografia può rivelare uno stato di “sinovite (artrite) subclinica” ma è ancora oggetto di studio se tale condizione sia predittiva di una possibile futura recidiva della malattia, e necessiti quindi la prosecuzione della terapia, o meno.
  • E’ stato illustrato il ruolo della RMN (risonanza magnetica) nella diagnosi differenziale di malattie che possono mimare l’AIG, nella valutazione dell’efficacia della terapia, nello studio di alcune articolazioni come le temporo-mandibolari e quelle del rachide e nell’identificazione di una sinovite subclinica in pazienti in apparente remissione. Inoltre è stata sottolineata l’importanza della RMN Whole-body, che consente di studiare l’intero corpo senza radiazioni ionizzanti e senza mezzo di contrasto, soprattutto per alcune patologie come le spondiloartriti giovanili, l’osteomielite cronica multifocale ricorrente (CRMO) e la dermatomiosite giovanile.
  • L’osteomielite cronica multifocale ricorrente (CRMO) o Osteomielite Cronica Non batterica (CNO) è una sindrome infiammatoria tipica del bambino e dell’adolescente caratterizzata da lesioni ossee dolorose che possono presentarsi in qualsiasi segmento scheletrico ma in particolare nelle metafisi delle ossa lunghe, nel bacino, nel cingolo scapolare e nella colonna vertebrale. Il decorso della malattia è estremamente variabile, tipicamente presenta esacerbazioni acute e remissioni spontanee. Talvolta possono essere presenti febbre e perdita di peso, e disturbi infiammatori della cute e dell’intestino (malattia di Crohn e colite ulcerosa). La causa non è nota, ma certamente è stata esclusa un’infezione batterica ed è stata invece ipotizzata una disregolazione del sistema immunitario. La RMN Whole-body è lo strumento più preciso per la diagnosi di CRMO. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e gli steroidi orali rappresentano il trattamento iniziale ma talvolta non sufficiente per controllare la malattia, che può infatti richiedere l’impiego di farmaci DMARDs (methotrexate) e nei casi refrattari farmaci bloccanti il TNFα o l’IL-1. Un ruolo fondamentale nelle fasi di acuzie è svolto dalla terapia con bifosfonati che, contrastando l’edema osseo, hanno anche un’azione analgesica.
  • Le Malattie Autoinfiammatorie Sistemiche (Systemic Autoinflammatory diseases, SAIDs) sono caratterizzate da un’attivazione abnorme dell’immunità innata che conduce a un’aberrante risposta infiammatoria. Sono dovute a mutazioni genetiche di proteine che giocano un ruolo fondamentale nel controllo della risposta infiammatoria. Spesso la mutazione è a carico di un singolo gene e per tale motivo vengono chiamate “Sindromi Autoinfiammatorie Monogeniche. L’esordio è in genere precoce, variabile dai primi giorni alle prime decadi di vita. Tuttavia un numero limitato di pazienti presenta un’insorgenza della malattia in età adulta. Clinicamente sono caratterizzate da episodi ricorrenti d’infiammazione sistemica con febbre associata a eruzioni cutanee (rash), elevazione degli indici di flogosi (VES, PCR, ferritina, fibrinogeno) e manifestazioni cliniche che coinvolgono diversi organi quali cute, mucose, occhio, ossa, articolazioni e apparato gastrointestinale. La diagnosi è spesso molto complessa, vista la rarità di tali condizioni e le manifestazioni cliniche aspecifiche: in primo luogo è fondamentale l’esclusione di altre patologie reumatologiche pediatriche, successivamente si avvale di test genetici, sul sangue, volti all’identificazione delle mutazioni genetiche ad oggi note per essere responsabili dei principali quadri clinici di malattie Tuttavia la diagnosi di queste sindromi si basa sulla presenza di segni e sintomi della malattia. Pertanto anche nei casi in cui non viene individuata una mutazione genetica nota è possibile porre diagnosi di una sindrome Autoinfiammatoria. In questi pazienti il trattamento con farmaci biologici anti-IL-1 (anakinra, canakinumab) rappresenta in molti casi una terapia efficace.

Un fondo Nazionale per i farmaci biologici

Lo chiede la Societa Italiana di Reumatologia

Creare una rete reumatologica in tutte le regioni per garantire l’assistenza migliore possibile ai malati reumatici e istituire, al più presto, un apposito fondo nazionale per i farmaci biologici in reumatologia. E’ questa la richiesta avanzata dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) alla luce dei dati epidemiologici relativi all’introduzione, ormai 20 anni fa, di queste terapie.

da PHARMASTAR TV

“Le oltre 150 malattie reumatiche colpiscono cinque milioni di italiani – afferma il prof. Mauro Galeazzi Presidente Nazionale della SIR -. Si tratta di numeri importanti, è quindi indispensabile che le Istituzioni, il Ministero della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco e le Regioni comprendano quanto siano fondamentali i farmaci biologici nel trattamento di alcune di queste. Garantiscono, infatti, una buona qualità di vita e quasi sempre consentono ai malati di tornare ad una esistenza normale. Le complicanze legate al lupus eritematoso per esempio si sono ridotte in modo importante. Lo stesso vale anche per l’artrite reumatoide (AR) e per tutte le artriti croniche infiammatorie che, nel loro insieme, interessano circa 450mila italiani. A fine anni 90, infatti, un paziente affetto da AR aveva un’aspettativa di vita di dieci anni in meno rispetto alla popolazione generale. Oggi invece è assolutamente identica”.

Il nostro Paese, purtroppo, risulta al terzultimo posto in Europa per la prescrizione di farmaci biologici in ambito reumatologico.

“Queste cure che in Italia hanno mediamente il prezzo più basso di tutto il Vecchio Continente – aggiunge il prof. Galeazzi – hanno drasticamente ridotto il numero dei ricoveri ospedalieri che ormai sono quasi inesistenti. E inoltre permettono di abbattere anche i costi legati alle assenze dal lavoro e alle pensioni di invalidità. L’artrite reumatoide, invece da sola, implica costi sociali per oltre 3 miliardi di euro l’anno. I guadagni e i risparmi che possiamo ottenere, sia per i singoli pazienti che per l’intera collettività, sono impressionanti. E’ perciò fondamentale che queste terapie innovative siano utilizzate da tutti i reumatologi, ovviamente sempre rispettando i criteri di appropriatezza. Tuttavia oggi assistiamo a continui inviti, da parte degli assessori regionali e dei direttori generali delle aziende sanitarie, a un contenimento dei costi legati ai farmaci biologici”.

“Un fondo per le cure ma anche una grande attenzione alla prevenzione – aggiunge il Presidente SIR -. Come SIR partiremo con campagne educazionali in particolare contro il fumo che è un vizio che va assolutamente contrastato ma anche contro l’inquinamento da polveri sottili che sembrano poter contribuire nel determinare la comparsa anche dell’artrite. Le sigarette infatti non sono responsabili dell’insorgenza solo del cancro e di disturbi cardio-vascolari o respiratori. Anche le malattie reumatologiche risultano più diffuse tra i tabagisti”.

“Le innovazioni terapeutiche e, in particolare, i farmaci biologici hanno davvero segnato una forte discontinuità – conclude il prof. Galeazzi -. Per questo chiediamo l’istituzione di una rete reumatologica regionale e di fondo simile a quello ottenuto per i farmaci oncologici che almeno in parte potrebbe provenire da un aumento delle accise sul tabacco. Così facendo potremmo garantire ai pazienti di tutte le regioni queste efficaci molecole salvavita che rappresentano un fondamentale investimento di salute pubblica. Infine potremmo anche disincentivare uno stile di vita estremamente pericoloso”.

 

Indicazioni Utili Per Chi Va all’Estero

PRESENTARE UNA RICETTA MEDICA ALL’ESTERO

Una ricetta rilasciata da un medico del tuo paese è valida in tutti i paesi dell’UE.

In questo caso, i 28 Stati membri dell’UE + Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Tuttavia, un medicinale prescritto in un paese potrebbe non essere disponibile in un altro paese, o potrebbe avere un nome diverso.

È possibile chiedere al proprio medico una ricetta utilizzabile in un altro paese dell’UE, nota anche come “ricetta transfrontaliera“.

Alcuni farmaci potrebbero non essere autorizzati alla vendita oppure potrebbero non essere disponibili in un altro paese, anche all’interno dell’UE.

UNA RICETTA CON INFORMAZIONI CORRETTE

Non esiste un formato specifico per le ricette destinate a essere utilizzate in un altro paese dell’UE. In linea generale la ricetta che useresti nel tuo paese d’origine dovrebbe contenere già sufficienti informazioni per poterla utilizzare in un altro paese dell’UE. La ricetta deve contenere almeno le seguenti informazioni:

  • i dati del paziente: nome e cognome (scritti entrambi per esteso) e data di nascita
  • la data di emissione
  • i dati del medico che prescrive il medicinale: nome e cognome (scritti per esteso), qualifica professionale, recapito diretto, indirizzo professionale (compreso il paese) e firma (scritta o digitale)
  • i dati del medicinale prescritto: nome comune (preferibile al nome commerciale, che può variare a seconda dei paesi), formato (compresse, soluzione, ecc.), quantità, concentrazione e posologia.

Se pensi che avrai bisogno di presentare una ricetta all’estero, oppure se hai una ricetta estera che dovrai utilizzare per acquistare medicinali nel tuo paese d’origine, verifica che il medico abbia inserito tutte queste informazioni. In questo modo potrai essere certo che un farmacista di un altro paese dell’UE sia in grado di capire facilmente la ricetta e di individuare correttamente il farmaco e la posologia da te richiesti.

Le prescrizioni sono soggette alle norme del paese nel quale vengono presentate per l’acquisto del farmaco. Ciò significa che, nel vendere un medicinale, il farmacista applica le norme nazionali. Ad esempio, il numero di giorni della posologia potrebbe variare.

PRESCRIZIONI ELETTRONICHE

Se il tuo medico ti ha fornito una ricetta elettronica e prevedi di doverla utilizzare in un altro paese dell’UE, assicurati di chiedere una copia cartacea: il formato elettronico potrebbe non essere riconosciuto fuori dal tuo paese d’origine.

Sul sito EURPOPA.EU scegliere Europa > La tua europa > cittadini > salute si trovano indicazioni su:

Assistenza sanitaria non programmata

Cure programmate

Ottenere aiuto da un farmacista

RICORDA CHE PER OGNI EMERGENZA IN QUALSIASI PAESE DELL’UNIONE EUROPEA PUOI CHIAMARE IL NUMERO GRATUITO 112 DA QUALSIASI TELEFONO FISSO O MOBILE PER CONTATTARE I SERVIZI DI SOCCORSO.

Aperta la consultazione pubblica sulla nuova strategia europea sulla disabilità

Ci sarà tempo fino al 18 marzo 2016 per partecipare alla consultazione pubblica sulla revisione della strategia europea sulla disabilità 2010-2020. La strategia è lo strumento definito dall’Ue per attuare negli stati membri la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e prevede otto ambiti d’intervento: accessibilità, partecipazione, uguaglianza, occupazione, istruzione e formazione, protezione sociale, salute e azioni esterne.

A cinque anni dal lancio della I strategia 2010-2020, la Commissione Ue ha deciso di valutare l’impatto delle misure attuate attraverso una consultazione pubblica, raccogliendo così opinioni e pareri sui risultati conseguiti finora, sulle difficoltà che si trovano ad affrontare le persone con disabilità e sul modo in cui l’Ue dovrebbe gestirle.
Possono partecipare cittadini, organizzazioni, pubbliche amministrazioni, imprese, università e altre parti interessate.

Leggi la consultazione pubblica e, se lo desideri, compila il questionario.

La compilazione del questionario dovrebbe richiedere 20 minuti circa.

Vogliamo garantire l’accessibilità di questa consultazione. Se dovesse incontrare difficoltà ad accedere alla consultazione online, la invitiamo a completare la versione accessibile in Word qui allegata e a inviarla al seguente indirizzo e-mail: EMPL-C3-CONSULTATION@ec.europa.eu.

Esami inutili? Non si decidono per decreto!

Dalle cure odontoiatriche alla radiologia alla risonanza magnetica, dai test genetici alla terapia anti colesterolo: sono 208 le prestazioni che potrebbero essere giudicate inappropriate e che il cittadino potrebbe, di conseguenza, dover pagare interamente di tasca propria. Se la prescrizione non risponderà ai criteri indicati dal decreto in preparazione, la Asl potrà intervenire e sanzionare il singolo professionista nel caso in cui non sia in grado di motivare la sua scelta. Il testo del provvedimento sta per essere inviato alla Conferenza delle Regioni. Di seguito le dichiarazioni rilasciate all’ANSA da Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato.

Cittadinanzattiva: “Il medico eviterà prescrizione esami per paura”
(ANSA) – ROMA, 23 set. – Associazioni di cittadini e pazienti pronti ad unire le loro forze con i sindacati di medici e sanitari per un obiettivo ben preciso: evitare che il decreto sulle prestazioni inutili annunciato dal Ministero della salute si traduca in realtà. “Contro la prospettiva di un medico trasformato in ‘funzionario’ è necessario confrontarsi per azioni comuni”, commenta all’ANSA Tonino Aceti, portavoce del Tribunale dei Diritti del Malato Cittadinanzattiva. “Avevamo già annunciato la nostra intenzione di mobilitarci e siamo pronti – prosegue – anche a farlo insieme a medici e sanitari su questo specifico tema. Non possiamo non intervenire vedendo che si vuol trasformare il medico da professionista che agisce in scienza e coscienza a funzionario amministrativo che esegue comandi dall’alto per fare cassa”.

L’inappropriatezza del resto, “non si contrasta per decreto”. “L’appropriatezza si promuove facendo formazione al personale e ai medici, facendo cultura e utilizzando linee guida: tutto questo è stato dimenticato”. Un decreto simile “incentiverà la medicina ‘astensiva’, il contrario di quella difensiva ma non meno dannosa, che spinge il medico a non prescrivere, perché se prescrive viene multato. Questo proprio nel momento in cui i dati ci dicono che aumenta la popolazione che non riesce ad accedere alle prestazioni per motivi economici e liste d’attesa”. Più che lottare contro l’inappropriatezza si vuole razionare il paniere delle prestazioni garantite. Dimenticando, conclude, che definire cosa è appropriato attiene al medico, e non può esser fatto a priori, prescindendo dal malato specifico”.

Agevolazioni per i lavoratori con minore in situazione di handicap

Stralcio della legge 5 febbraio 1992, n. 104

“Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti dei portatori di handicap.” (Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.

Articolo 33 – Agevolazioni:

1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro di cui all’articolo 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.

2. I soggetti di cui al comma 1 possono chiedere ai rispettivi datori di lavoro di usufruire, in alternativa al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa, di due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.

3. A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

3-bis. Il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui al comma 3 per assistere persona in situazione di handicap grave, residente in comune situato a distanza stradale superiore a 150 chilometri rispetto a quello di residenza del lavoratore, attesta con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell’assistito.

4. Ai permessi di cui ai commi 2 e 3, che si cumulano con quelli previsti all’articolo 7 della citata legge n. 1204 del 1971, si applicano le disposizioni di cui all’ultimo comma del medesimo articolo 7 della legge n. 1204 del 1971, nonché quelle contenute negli articoli 7 e 8 della legge 9 dicembre 1977, n. 903.

5. Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.

6. La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei permessi di cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.

7. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 si applicano anche agli affidatari di persone handicappate in situazione di gravità.

7-bis. Ferma restando la verifica dei presupposti per l’accertamento della responsabilità disciplinare, il lavoratore di cui al comma 3 decade dai diritti di cui al presente articolo, qualora il datore di lavoro o l’INPS accerti l’insussistenza o il venir meno delle condizioni richieste per la legittima fruizione dei medesimi diritti. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a caricodella finanza pubblica».

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